La persona torna al centro e la tecnologia fa da supporto: ecco l'ultima sfida in azienda

Da qualche tempo nelle imprese si sta facendo strada un nuovo concetto, quello di Humanification: ovvero rimettere le persone al centro dei processi aziendali.

A dare una mano all’uomo ci sarà la tecnologia, che gli permetterà di essere valorizzato, liberandolo dalle incombenze meno gratificanti del lavoro. Questo argomento è stato oggetto di una ricerca condotta da Manager Italia e commissionata dal World Business of Ideas (Wobi).

Secondo Francesco Manzullo, Direttore Marketing Europa per Wobi, «il momento storico che stiamo vivendo è un vortice di rivoluzioni tecnologiche che impattano fortemente sull’evoluzione delle aziende e sui consumatori. Tutto ciò non significa che l’hi-tech e i processi digitali sostituiranno l’uomo. Anzi, è avvertita l’esigenza di rimettere al centro la persona. Chi segue queste logiche prospererà in futuro. Altrimenti non c’è tecnologia o business model che tenga».

Dalla ricerca svolta da Manager Italia risulta che il nostro Paese si muove a due velocità lungo i percorsi della Humanification. L’80% dei manager intervistati ritiene che la società per cui lavora metta, in modo più o meno deciso, le persone al centro del proprio contesto aziendale. Ma allo stesso tempo il 50% dei dirigenti interpellati ritiene che il mondo del business valorizzi poco o niente le persone. «Lo spaccato che emerge dalla ricerca è un’Italia a due velocità — dice Enrico Pedretti, Direttore Marketing di Manager Italia — ci sono le grandi e medie aziende, quelle più strutturate, dove il vocabolario di welfare aziendale, smart working e premi di produttività è entrato a far parte del quotidiano, cercando di conciliare vita lavorativa e vita privata. In altre parole, la tecnologia è accolta con favore perché permette di gestire tempo e mansioni in modo più efficiente. Tuttavia, non c’è altrettanta fiducia riposta sull’intero tessuto produttivo, che è frammentato in tante piccole imprese non sempre aggiornate sul fronte tecnologico e sulle possibilità di migliorare la vita e la professionalità dei propri addetti».

Per il 39,6% degli intervistati la perfetta integrazione tra fattore umano e fattore tecnologico rappresenta la soluzione migliore per lo sviluppo del business sia nel mondo di oggi (39,6%) che in quello futuro (38,6%). Allo stesso tempo il 35,05% reputa più importante il fattore umano mentre il 17,03% è fortemente convinto che il fattore umano rappresenti l’elemento chiave.

Superata la crisi, le aziende italiane cercano di attrarre e conservare i talenti e per farlo vengono supportate dalla tecnologia: pensiamo al lavoro da remoto, ma anche all’utilizzo del digitale che libera le persone da mansioni ripetitive e poco appaganti.

L’Humanification nasce quindi da esigenze del business perché - spiega Manzullo - «l’azienda è fatta da persone anche se a volte ci si concentra troppo sulla struttura organizzativa perdendo di vista i veri protagonisti. Il nuovo umanesimo intende liberare quelle energie creative che se soddisfatte conseguono risultati positivi per tutti».

In questo contesto possiamo rimettere focus sul concetto di Digital Workplace, un modello di concepire il lavoro, oltre l’ufficio, che consente di ridefinire i processi aziendali mettendo al centro la redditività delle aziende, il benessere dei collaboratori, la conciliazione vita/lavoro e il rispetto delle risorse energetiche e ambientali.

Al Digital Workplace abbiamo dedicato due giornate di Porte Aperte. Puoi accedere alla fotogallery cliccando qui

 

[Fonte: articolo di C. Benna, “La persona torna al centro la tecnologia fa da supporto è l’ultima sfida in azienda”, Repubblica.it, 16.10.2017]

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