5 suggerimenti per proteggere i dati nell’era dell’IoT

Quando si parla di Internet of Things (IoT, Internet delle cose) si fa riferimento a una rete di dispositivi di vario genere connessi a Internet: dagli elettrodomestici alle automobili, dagli impianti di climatizzazione alle lampadine. Insomma tutte quelle apparecchiature elettroniche che, grazie a un software, possono scambiare dati con altri dispositivi connessi. L’obiettivo è quello di mettere a disposizione delle informazioni che prima erano sconosciute, ottimizzare i processi produttivi e automatizzare alcune attività per semplificarci la vita

In merito alla sua diffusione, Business Insider nel report “The Internet of Things 2017” ha stimato che nel 2016 i dispositivi in circolazione erano 6,6 miliardi e ne sono previsti 22,5 miliardi entro il 2021.

Nonostante l’entusiasmo per la crescita e la diffusione di un mondo sempre più interconnesso, iniziano a emergere anche delle preoccupazioni in merito ai rischi legati alla memorizzazione e allo scambio di dati da parte di questi dispositivi.

L’Internet of Things è in grado di tutelare la nostra privacy?

Si tratta di uno dei temi di maggior discussione degli ultimi tempi. L’azienda di analisi e consulenza Gartner è intervenuta nel dibattito affermando che “l’IoT ridisegna il concetto di sicurezza ampliandone i campi di applicazione e aggiungendo responsabilità che derivano dalle nuove piattaforme, dai nuovi servizi e dalle strategie future. Le imprese devono rimodellare i propri reparti IT e la sicurezza informatica”.

Per molto tempo i dispositivi IoT hanno puntato sulle leve del design e del prezzo, a discapito della sicurezza e della privacy. Il risultato di questa azione è la facilità con cui le informazioni possono essere intercettate e utilizzate non solo da malintenzionati, ma anche da esperti di profilazione.

Di seguito 5 regole che dovrebbero essere rispettare per proteggere la privacy di chi utilizza l’Internet delle cose.

  1. Minimizzare l’acquisizione di dati, che devono essere limitati a quelli necessari, raccolti con frequenza adeguata. Salvare informazioni non rilevanti può aumentare il rischio di violazioni;
  2. Limitare il tempo in cui i dati vengono conservati: dopo la loro analisi, che dovrebbe avvenire in forma crittografata, le informazioni ottenute dovrebbero essere distrutte;
  3. Preferire l’archiviazione di dati aggregati;
  4. Informare l’utenza in merito alle attività svolte sui dati raccolti, alle tempistiche e alla loro distruzione;
  5. Certificare prodotti e software sulla base di standard riconosciuti, così da minimizzare i rischi. Allo stesso tempo gli utenti dovrebbero dimostrarsi interessati alla tutela della propria privacy, acquistando prodotti garantiti e prestando attenzione, per fare un esempio, all’impostazione delle password di accesso ai dispositivi e ai portali utilizzati.

Solo seguendo queste semplici regole sarà possibile vivere serenamente nell’era dell’Internet of Things e trarne ogni vantaggio.

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